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IL TUMORE NEUROENDOCRINO DELLA PROSTATA

IL TUMORE NEUROENDOCRINO DELLA PROSTATA

Abstract

 

 Introduzione

 Il carcinoma prostatico è diventato la neoplasia più frequente e la prima causa di morte per tumore nell’uomo. La sua androgeno-dipendenza rappresenta un dato storico dove la nostra scuola ha contribuito sin dall’inizio alla definizione della terapia medica di blocco androgenico. La difficoltà nel trattamento di questo tumore diventa maggiore quando lo stesso sviluppa una resistenza alla terapia di deprivazione androgenica o diviene del tutto ormono-refrattario. Sicuramente multifattoriale la causa di questa evoluzione della neoplasia prostatica, legata sia a fattori prodotti dalla stessa cellula neoplastica, sia da fattori che provengono dal microambiente che circonda la cellula tumorale. Più recentemente, la nostra scuola ha contribuito in maniera significativa a definire il ruolo, e stabilire il corretto iter diagnostico e terapeutico, di una differenziazione neuroendocrina legata al carcinoma prostatico. Nell’evoluzione e progressione del tumore verso una forma resistente alla terapia androgenica, o anche ormono-refrattaria, l’attivazione di cellule neuroendocrine normalmente presenti nella nostra prostata può avere, in una significativa percentuale di casi, un ruolo importante. Non si parla di tumori neuroendocrini puri della prostata, estremamente rari, ma del classico adenocarcinoma prostatico dove un’attività neuroendocrina può sostituire lo stimolo androgenico e determinare una progressione. Abbiamo avuto modo con diversi studi non solo su linee cellulari ma soprattutto su uomo, di definire un iter diagnostico per identificare questa attività neuroendocrina (marcatore cromogranina A e nuovo imaging), selezionare i pazienti più a rischio da valutare e quindi definire una terapia medica che può dare significativi risultati sia da un punto di vista della qualità di vita sia della sopravvivenza del paziente. È inoltre attualmente in corso uno studio randomizzato multicentrico di fase III sulla caratterizzazione neuroendocrina del carcinoma prostatico e sulla conseguente terapia con analoghi della somatostatina, che potrebbe aiutare ad inserire questi concetti definitivamente nelle linee guida. I risultati ottenuti sono importanti e permettono di offrire ad una parte dei pazienti con carcinoma prostatico in fase androgeno-indipendente una terapia mirata (targeted therapy) specifica su un meccanismo di azione correlato alla neoplasia prostatica.  
 
Prof. Franco Di Silverio e Prof. Alessandro Sciarra

Scienze Ginecologico Ostetriche e Scienze Urologiche, Università di Roma La Sapienza

 

Urologia 2011; 78(2)

Article Type: INTRODUCTION

DOI:10.5301/RU.2011.8411

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